Si tratta del castello federiciano di Roseto Capo Spulico.
Come un naufrago, inserirò in una bottiglia, ovvero questo Blog, i miei messaggi
che affiderò al vasto mare del WEB, affinchè qualche navigatore li possa
scorgere tra i flutti, così da leggerne il contenuto e scoprire la mia passione
letteraria.
Si tratta del castello federiciano di Roseto Capo Spulico.
Lo scorso sabato 19 marzo sono stato a La Spezia, all’Open Day, organizzato dalla Fondazione FS, presso il Deposito Officine Rotabili Storici di La Spezia-Migliarina, in compagnia di mio cugino, anch’egli grande appassionato – come me – di ferrovie, sia reali, sia in miniatura.
In questa officina, oltre a
recuperare rotabili del passato, provvedono a dotare le locomotive storiche
restaurate degli apparati di sicurezza, per consentirne l’uso sulla rete nazionale.
Il Covid-19 ha inciso profondamente le nostre esistenze.
Non si può negare che il mondo
non sia cambiato, a causa della pandemia e delle restrizioni al nostro vivere, che essa ha provocato.
Dopo due anni di distanziamento
forzato, l’uomo, “animale” sociale, sente il bisogno di riannodare i rapporti
interpersonali, di abbracciare, stringere le mani, di ritrovare quel contatto
che genera il “calore umano”.
Chi, più dei poeti, riesce ad
esprimere questa necessità?
Anna Martinenghi, che modella i versi con abilità e naturalezza, non si sottrae a questo bisogno.
“I quattro cavalieri dell’Apocalisse”, 1887, Viktor Vasnetsov
Fonte: Wikipedia
Essi rappresenterebbero: pestilenza, guerra, carestia e
morte.
Qualcuno potrà anche definire puerile l’incipit di questo mio intervento che, come un alunno di scuola secondaria di primo grado – “volgarmente” detta scuola media – ricopia la definizione di un termine direttamente dal vocabolario.
Nella fattispecie riporto la definizione di “dietrologia”
tratta dal vocabolario on-line della Treccani: ”dietrologìa s. f.
[comp. di dietro e -logia]. – Nel linguaggio politico e
giornalistico indica, con intonazione polemica, la tendenza, propria dei
cosiddetti dietrologi, ad
assegnare ai fatti della vita pubblica cause diverse da quelle dichiarate o
apparenti, ipotizzando spesso motivazioni segrete, con la pretesa di conoscere
ciò che effettivamente «sta dietro» a ogni singolo evento“.
Parrebbe insomma un sostantivo non proprio positivo.
Per lungo tempo ho trascurato la mia passione letteraria,
distratto da rivoli che mi sembravano fiumi in piena, ma che poi si sono
asciugati, in un arido e desolante vuoto.
Affermare ora di aver sbagliato è fin troppo facile, più
arduo accorgersene prima. Prima di farsi sedurre, prima di dedicare anima e
corpo ad attività che ti consumano dentro, sottese ad esaltare altri, senza ricevere
nemmeno riconoscenza, anzi vedendosi voltare le spalle al tuo primo segno di
stanchezza, di debolezza.
Ho tagliato orditi e trame di un telo che avevo
faticosamente intrecciato, per inseguire vacue illusioni.
È venuta l’ora di rimettersi al telaio, riannodate i fili
tranciati per tornare a tessere un panno dal medesimo aspetto su ambo i lati, morbido al tatto, pulito alla vista.
Tutto sommato, ho la stoffa per farlo.